
Sentiero storico del Vallo Alpino
Presentazione del Progetto
Cosa è il Vallo Alpino
Subito dopo la prima guerra
mondiale, in tutte le nozioni coinvolte, molta enfasi venne data
alle fortificazioni e alle opere fisse di difesa, dislocate lungo i
confini dello stato. La Prancia realizzò la linea Maginot. passata
alla storia come la più grande opera fortificata mai costruita, la
Germania realizzò la linea Sigfrido, più spartana della linea
francese, ma realizzata nel contesto offensivo della 6ermania. In
Italia fu approntato il Vallo Alpino.
I lavori iniziarono nel 1931 e continuarono per diversi anni,
proseguendo in alcuni casi, anche durante il conflitto. Il progetto
comprendeva un grande semicerchio, che copriva con vari tipi di
opere, l’arco alpino, partendo da Ventimiglia e arrivando a
Fiume. La parte relativa al confine Svizzero non venne interessata
dai lavori, poiché esistevano ancora delle opere risalenti alla
prima guerra mondiale.
La struttura del Vallo Alpino era articolata su tre zone
Al contrario della linea francese e sul modello di quella tedesca,
il Vallo Alpino ospitava normalmente armi di uso comune nella
fanteria e nell’artiglieria del periodo, affiancate da
lanciafiamme e mortai in postazione fissa o mobile, e da pezzi
d’artiglieria già presenti in alcune opere risalenti alla
prima guerra mondiale. In alcune vallate erano previsti dispositivi
per l’emissione di gas tossici (Iprite).
Il progetto era notevole e le limitate capacità industriali ed
economiche dell’Italia del tempo, rallentarono il
completamento di molte delle opere in progetto.
Alla vigilia del secondo conflitto mondiale, nella parte
occidentale del Vallo Alpino, era pressoché ultimata la prima linea
e i lavori erano dedicati ad aumentare la profondità della difesa
della seconda e della terza linea, conferendo all’opera una
profondità variabile tra i venti e i cinquanta chilometri. 460
opere di vario tipo erano efficienti, armate con 1100
mitragliatrici e 133 pezzi di vario calibro. Nel 1938 altrettante
armi dovevano essere distribuite per armare le opere in progetto.
La Guardia alla Frontiera disponeva di circa 10.000 uomini con 800
mitragliatrici, 240 mortai e novanta batterie di vario calibro
(oltre alle armi posizionate nelle opere già citate). Era in
progetto la consegna di 300 mitragliatrici, 250 mortai e 90
batterie di vario tipo, anche con grossi calibri.
Nello stesso anno nella parte settentrionale erano in corso di
ultimamente nuove vie di accesso alle opere esistenti sul confine
italo-svizzero, mentre sul confine con l’Austria si lavorava
per aumentare la profondità delle opere periferiche. Nel maggio del
1939 esistevano in questa zona 161 opere con 336 mitragliatrici e
39 pezzi di vario tipo, ultimate o in corso di ultimazione.
La
6uardia alla frontiera disponeva di 1000 uomini di fanteria con 50
mitragliatrici. 108 mortai e 31 batterie di diverso calibro.
Verso oriente il Vallo era pressoché completo ed efficiente. 208
opere erano state ultimate, 647 mitragliatrici e 50 pezzi erano
stati posizionati, integrati da circa 2000 uomini della 6uardia
alla Frontiera con 564 mitragliatrici, 114 mortai, 49 batterie e 13
pezzi controcarro.
Nel breve conflitto del 1940, il Vallo Alpino non fu messo alla
prova, in quanto i combattimenti causati dall’offensiva
italiana si svolsero oltre frontiera. Le opere vennero utilizzate
da reparti della Wehrmacht e della RSI in una situazione
profondamente mutata nell’autunno del 1944 e nel successivo
inverno quando, dopo lo sbarco degli Alleati in Provenza, le forze
dell’Asse occuparono e organizzarono a difesa la frontiera
con la Francia. Negli sporadici attacchi lanciati dalla ricostruita
Armeè des Alpes, appogggiata dagli Alleati, il Vallo Alpino assolse
efficacemente la propria funzione, consentendo ai Francesi di
calare nelle valli piemontesi solamente a conclusione del
conflitto. Tant’è che con il tratato di Parigi del 1947 la
Francia impose all’ Italia di demolire le fortificazioni
rimaste al di qua della linea confinaria.
Il Vallo
Alpino in Val Maira
Val Maira i lavori stradali
e di fortificazione iniziarono relativamente tardi (estate 1937) -
con l’intento di creare un sistema difensivo molto aderente
alla frontiera, in particolare sul versante sud-occidentale
confinante con la valle Ubayette e ricca di colli relativamente di
facile percorrenza. Sorsero così vari sbarramenti ai colli
principali ed alle zone di facilitazione, costituiti principalmente
da opere piccole e medie, armate nella maggior parte da
mitragliatrici, concepite per azione essenzialmente fiancheggiante.
Scarsezza delle assegnazioni finanziarie, sospensioni e riprese dei
lavori, varianti ed incertezze nei criteri tattico-tecnici della
fortificazione rallentarono però iI progresso della sistemazione,
che comunque proseguirono fino all’ 8 Settembre 1943.
Lo schieramento era così composto:
Il
primo sistema difensivo: che comprendeva un
complesso di caposaldi, centri di fuoco extra-caposaldi,
artiglierie in posizione e ricoveri per truppe di contrattacco,
ostacoli, mezzi d’arresto, interruzioni e distruzioni,
collegamenti, comunicazioni (strade, mulattiera e sentieri) era già
tatticamente efficiente ed in corso di completamento nelle zone
dell’Enchiausa, della Gardetta, della Scaletta con presenza
completa della stazione di ’arrivo della teleferica che
partiva da Prato Ciorliero, delle Munie , del Soutron , del Maurin,
di Traversiera e del Bellino. In progetto il completamento nella
zona di monte Faraut e punta Le Teste, di cui vennero solo iniziati
successivamente (1942) gli scavi. Una parte significativa di queste
opere non è stata smantellata in seguito al trattato di pace del
1947
Il secondo sistema difensivo: doveva consentire di
contenere e localizzare un successo nemico che avesse profondamente
intaccato il 1° sistema e costituire la
base di partenza per lo sviluppo di azioni di controffensiva intese
a stroncare il successo avversario ed a ripristinare la situazione
di confine. Era state predisposta una
postazione per artiglierie di grande potenza a Ponte Maira, una
difesa anticarro completava lo sbarramento di Acceglio composto da
tre opere efficienti a valle di Acceglio ( Gran Pianasso ), era in
progetto il rafforzamento del sistema con la costruzione di due
importanti opere a Ponte Maira, che furono iniziate successivamente
e mai terminate. Tutte le opere sono intatte
l
terzo sistema difensivo: era l’ultimo
baluardo della valle prima dello sbocco definitivo in pianura da
parte dell’invasore. La scelta della posizione su cui
effettuare lo sbarramento difensivo era obbligata e venne
effettuata nella strozzatura di Ponte della Cheino. Lo sbarramento
era costituito da due opere in caverna efficienti e completate da
uno sbarramento anticarro. Le opere sono intatte
Il cuore di tutto il sistema difensivo era il paese di Acceglio, da
cui partivano le comunicazioni stradali che si diramavano verso i
vari caposaldi difensivi della zona.
In tre anni i militari costruirono, intorno ad Acceglio, una rete
stradale capillare lunga oltre 60 chilometri.
Il
progetto
Sono
passati più di sessanta anni ed è ora di incominciare ad impedire
che il tempo, gli agenti atmosferici, l’incuria e gli atti
vandalici cancellino le tracce del nostro passato. Negli ultimi
anni alcuni progetti di rivalutazione sono stati avviati nella in
Francia e in Piemonte (soprattutto con le fortificazioni
sabaude).
Il
nostro intento è quello di avviare un progetto organico di recupero
e di promozione del Vallo Alpino in Val Maira e delle zone da esso
attraversate. Tale rivalutazione passa attraverso la realizzazione
di un “sentiero storico” che ripercorra le tappe di
quello che era il Vallo Alpino in Val Maira intendendo per
“sentiero storico” l’attrezzatura per fini
escursionistici di un percorso montano che permetta di conoscere e
di rivivere un momento della storia delle Alpi.
L’attrezzatura
di un sentiero storico deve permettere una “lettura”
del territorio montano peculiare, che affianchi gli aspetti
antropici a quelli naturalistici e ponga in rilievo la presenza
umana sulla montagna.
PERCORSO
1
Chialvetta
– Frere – Gran Pianasso -
Chialvetta
Il
percorso n.1 si snoda con direzione Sud – Nord dalla borgata
Chialvetta ( 1495 m ) verso Frere ( 1196 m ), raggiungendo poi il
torrente Maira e la strada statale.
Il percorso inizia avviandosi lungo il sentiero naturalistico
“ La Scurcio “ molto ombreggiato e rallegrato dal canto
degli uccelli e dal rumore del piccolo torrente, percorrendolo si
possono conoscere le specie arboree più presenti nella zona
fermandosi a leggere i cartelli esplicativi posti sul sentiero e
potendole osservare da vicino . Sul ponticello in legno che
attraversa il rio Unerzio si possono avere notizie
sull’ittiofauna presente , quindi conoscere il grave danno
che provocherebbe la mancanza dell’acqua. Raggiunta la
borgata Gheit ( 1372 m ) è possibile visitare il vecchio forno a
legna dove un tempo tutta la comunità cuoceva il pane, ancora
dotato di tutti gli strumenti utilizzati per la
panificazione.
Scendendo poi lungo il sentiero che costeggia dapprima il rio
Unerzio e poi un lariceto si passa accanto ad un masso erratico (
Peiro Dunet ) in primavera costellato da numerosissime primule
marginate, anche attrezzato per poter arrampicare.
Raggiunto l’abitato di Frere non si attraversa il ponte e si
prosegue lungo una strada inter poderale che, piegando a destra,
percorre tutti i prati a valle della frazione che rappresentano una
delle zone agricole più belle e più fertili della zona. Al termine
dei campi, sulla destra, posto sul versante della montagna ( costa
Moretta ) si trova l’opera 317.
Sull’altro versante della montagna si notano lo sbarramento
anticarro del Gran Pianasso, l’opera n. 316 bis accanto alla
strada e l’opera 316 a mezza costa; Per la visita occorre
utilizzare il ponte della strada comunale che conduce a Frere
situato 500 m a monte.
Si può poi far ritorno a Chialvetta o lungo lo stesso percorso o
dal succitato ponte al primo bivio a destra percorrere una strada
sterrata molto ben ombreggiata e ad Acceglio imboccare la strada
comunale asfaltata che riporta a Chialvetta.
Questo percorso non presenta difficoltà perciò è adatto a
tutti.
Tempo di percorrenza: 3 ore.
Percorso
n.2
DESCRIZIONE
Lasciata la borgata di Chialvetta ( 1495 m ) ci si avvia lungo la
mulattiera che va a Pratorotondo ( 1639 m ), a sinistra della
chiesa, in direzione nord-sud. Per un tratto si percorre il
sentiero naturalistico “ La Scurcio “ lungo il quale si
possono avere notizie sugli animali presenti nel vallone leggendo
le informazioni fornite da una bacheca posta all’inizio del
sentiero e dai cartelli collocati sul percorso, o più semplicemente
osservandone solo le tracce. Arrivati a Pratorotondo, dopo aver
attraversato il borgo, spostandosi un po’ a sinistra, lungo
il sentiero che andava alle grange Boscasso, si può vedere un
piccolo mulino a pietra che girava su asse verticale: per questa
sua particolarità costituisce un dei rari esempi se non
l’unico costruito nella zona. Si possono avere informazioni
dettagliate sul funzionamento dal disegno apposto davanti
all’ingresso del mulino stesso. ( Le chiavi si possono avere
presso la Trattoria della Gardetta di Chialvetta ). Seguendo ancora
per un breve tratto il sentiero del Boscasso si raggiunge un
vecchia fornace adoperata un tempo dagli abitanti per cuocere la
calce usata per la costruzione delle case. Anche qui una bacheca ne
spiega l’utilizzo. Tornando poi indietro a Pratorotondo, si
riprende il sentiero che raggiunge in poco tempo la borgata Viviere
( 1713 m ) situata in una splendida posizione. Si continua sul
sentiero S8 costeggiato da bei muretti a secco, che oltre a
contrassegnare il percorso servivano anche come limiti di
proprietà. Raggiunta la vecchia strada militare la si sale con
direzione Prato Ciorliero( 1955 m ) dove dopo circa 500 m si nota
in alto a sinistra al di là del rio Unerzio, sul roccione
Nord-ovest della Rocca- Limburny, a 2232 m l’opera 177
(intatta ).

Visitata questa costruzione, sul versante di fronte, circa a 250 metri ad est, si trova l’opera 176, si può scendere a valle passando lungo la conca della Grange Gorra, ai piedi del vallone dell’Enchiausa, a 300 m Nord-ovest di grangia Gorra si trova l’opera 165 (intatta).
Per ritornare a valle seguendo la direzione : Colle Ciarbonet , si raggiungono le grange Masliera ( 1862 m ) dalle quali si gode di un ottimo panorama sull’intero vallone e la borgata Grangie ( 1784 m ). In questa zona ci si può imbattere in branchi di camosci al pascolo e di cervi da poco introdotti e in una gran quantità di marmotte. Si può far ritorno a Chialvetta lungo la strada carrozzabile.
Questo percorso non presenta alcuna difficoltà e perciò è fruibile da tutti.
Tempi di percorrenza: 3 ore circa.
Un’alternativa molto interessante è raggiungere le borgate del Balet e Grangie su sentieri ormai in disuso e che richiedono una certa attenzione. Queste due borgate sono interessanti dal punto di vista architettonico: a Balet bella casa con colonna rotonda, caratteristico pilone con l’inconsueta figura dell’angelo custode; a Grangie casa con meridiana e una bella stalla con rara volta a crociera.
PERCORSO
N. 3
DESCRIZIONE
Partendo
da Chialvetta si percorre l’itinerario n. 2 fino
all’opera 177 dove continuando sulla vecchia strada militare
si raggiunge la piana di Prato Ciorliero, dove era la base
dell’importante sbarramento della Scaletta ( Caserme di
appoggio e partenza della teleferica). In alternativa si può
percorrere la vecchia strada militare con la macchina fino alla
fine dell’asfalto (bivio Colle Ciarbonet), dopo di che si
prosegue a piedi in direzione Prato Ciorliero ( 1955 m ) .
Si risale il vallone in direzione passo della Gardetta verso sud
est lungo il sentiero S8 segnato con i colori bianco e rosso della
Gta ( Grande Traversata delle Alpi ).
Lungo il percorso è possibile incontrare marmotte e camosci. Una
zona ricca di pascoli dove in estate pascolano numerose le mucche
dei margari.
A circa metà della salita si incontra l’opera n.179 (intatta)
a ridosso del monte Cassin. poco dopo si vede l’opera n 181
(intatta).
Prima di giungere al colle in cima ad un pendio ripido si trova
l’opera n.180 (intatta)

Arrivati sul colle Gardetta ( 2437 m )si può godere di uno splendido spettacolo su un pianoro bellissimo al fondo del quale si vede il massiccio della rocca La Meja ( 2831 m ). In mezzo al pianoro due ex caserme dei primi anni del 1900 sono state ristrutturate come rifugio .
Proseguendo poi sulla destra lungo una strada militare si arriva al passo di Rocca Brancia ( 2570 m )dove sulla sinistra della strada si trova l’opera 315 (intatta). Si sale poi in direzione nord ovest proseguendo sulla vecchia strada militare poco riconoscibile appena dopo il colle si raggiunge il colle dell’Oserot ( 2640 m)perforato dall’opera 178 (completamente smantellato). Si scende poi lungo il sentiero S11, intravedendo tra le morene i muretti che sostenevano la strada militare che dal colle Oserot conduceva a punta la Croce. In fondo al vallone si piega ancora a nord e si percorre la Comba Emanuel, si segue poi il sentiero verso Prato Ciorliero raggiungendo la strada carrozzabile.
Questo percorso è lungo ma non presenta grosse difficoltà per cui può essere fatto da chiunque sia un po’ allenato.
Tempi di percorrenza: ore 5,30 circa da Chialvetta, 4,30 dal bivio per il colle Ciarbonet.
PERCORSO
N. 4
DESCRIZIONE
Partendo
da Chialvetta si segue il percorso n 2 fino al bivio per il colle
Enchiausa dove si imbocca il sentiero della Gta segnato con i
colori bianco rosso.
In alternativa con la macchina si raggiunge il bivio del colle
Ciarbonet e poi si prosegue a piedi in direzione Colle Enchiausa
.
Dopo una breve salita in un boschetto si raggiunge la piana della
Gorra ( 1914 m ), si prosegue fino alla fine del vallone e in
prossimità di un grande pietrone si svolta a sinistra, continuando
a seguire i colori della Gta dopo un breve tratto si abbandona la
Gta si svolta a sinistra direzione colle del Feuillas, seguendo un
sentiero che si inerpica in mezzo a pietraie. Dopo una salita si
giunge alla caserma, costruita nella montagna e quasi invisibile da
lontano, adesso attrezzata come bivacco. Si arriva poi al colle del
Feuillas ( 2749 m) dal quale si puo ammirare il lago
dell’Oronaye nella valle francese e si ha un bel colpo
d’occhio sul monte Oronaye (3100 ). Accanto alla caserma
parte la ferrata ormai purtroppo in disuso che raggiungeva la
sommità del monte dove era collocato l’osservatorio.
Si ritorna alla caserma si scende per un piccolo tratto e a destra
si seguono poi i segni rosso-blu del sentiero Roberto Cavallero. Si
raggiunge il monte Vanclava ( 2874 m ) casermetta difensiva e si
scende al colle Scaletta ( 2614 m ).Ci si inerpica in direzione
Monte Scaletta ( 2840 m ) su un sentiero molto suggestivo, si
penetra

Seguendo ancora i segni rosso-blu si continua lungo un sentiero in cresta molto suggestivo fino a Passo Peroni ( 2578 m ) dove si trova una casermetta sopra la quale si trova un’opera totalmente smantellata di cui non abbiamo notizie
Si raggiunge punta la Croce ( 2650 m ) a fianco di un lungo manufatto che raccoglieva l’acqua trasportandola in una grande cisterna dove si trova l’opera 6. Sempre proseguendo sul sentiero Cavallero si arriva al colle Vittorio ( 2525 m ) scendendo ancora si vede su una collinetta una grande caserma risalente ai primi del novecento denominata ricovero dell’ Escalon, al cui interno sono conservate le scuderie e alcuni dipinti di tenore militare.
Si fa poi ritorno su Prato Ciorliero.
Questo percorso è lungo, faticoso e presenta in alcuni punti difficoltà per cui è adatto ad escursionisti esperti.
